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			<title><![CDATA[DA DOVE COMINCIARE?]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Spazio_per_Te"><![CDATA[Spazio per Te]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">Da dove cominciare?</span></div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><div><strong>Dott.ssa Picardi Rosa</strong></div>Ricomincia da te!</strong></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Nei momenti di <strong>sconforto</strong>, di <strong>frustrazione</strong> o di <strong>forte stress emotivo</strong>, nei quali ognuno di noi è inciampato, come un sasso più o meno grande che ci ha fatto cadere, mentre siamo a terra e guardiamo il mondo, le cose e le persone che ci circondano, spesso non sappiamo cosa fare, o meglio, come poterci rialzare. Sì, perché sappiamo di essere caduti e di essere in uno stato di <strong>difficoltà</strong>, ma spesso non sappiamo come rialzarci, come ritornare sulla strada e riprendere il cammino. Molto spesso la vera difficoltà sta nel non essere più capaci di riprendere l’<strong>equilibrio perduto</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Il nostro procedere nel mondo è un cammino costituito da continui momenti che ci fanno oscillare, e noi siamo chiamati a riprendere possesso di noi stessi, a <strong>riequilibrarci</strong> per procedere. Per <strong>recuperare l’equilibrio</strong> e continuare il nostro viaggio è importante partire da <strong>noi stessi</strong>, dalle nostre <strong>risorse</strong>, dai <strong>talenti</strong> e dal <strong>valore</strong> che ci diamo. Sembra un'idea scontata e aleatoria, quasi priva di contenuti realistici e concreti. Nel mio lavoro come pedagogista e nel mio percorso personale ho imparato che non è così semplice o scontato, tantomeno privo di fondamenta.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Quando affianco <strong>giovani</strong> o <strong>adulti</strong> e li accompagno nel loro percorso di vita, scopro quanta <strong>fatica</strong> si fa nel riuscire a <strong>recuperare le proprie risorse</strong>, a riprendere con forza la propria vita e a ricominciare a camminare. <strong>Guardarsi</strong>, guardare <strong>dentro di sé</strong>, scoprire la <strong>bellezza</strong> delle proprie capacità e dei propri limiti, riconoscere la <strong>difficoltà</strong>, chiamarla con il suo nome, e individuare l’<strong>intenzione</strong> e il volere superare quella <strong>crisi</strong> è un vero e proprio lavoro.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Spesso, per fare questo lavoro, abbiamo bisogno di un <strong>supporto</strong> o di un <strong>affiancamento</strong>, ma anche questo risulta difficile perché non ci rendiamo conto realmente di quello che ci accade. Ne abbiamo la <strong>percezione</strong>, ma non la <strong>consapevolezza</strong>, allora è importante leggere i <strong>segnali</strong>, che per ognuno di noi sono diversi. Uno di questi segnali può essere il nostro continuo stato di <strong>insoddisfazione</strong>, oppure il continuo <strong>nervosismo</strong>, oppure un <strong>malessere fisico</strong>; i più comuni sono il <strong>mal di stomaco</strong>, l’<strong>inappetenza</strong> o, al contrario, la continua fame, le <strong>palpitazioni</strong> o addirittura <strong>attacchi di panico</strong>. Certe volte il segnale può venire dall’esterno: una persona che ci osserva, che ci conosce, nota in noi un comportamento che prima non avevamo o vede in noi un affaticamento particolare, un velo di <strong>preoccupazione</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Per superare i momenti di <strong>crisi</strong> è importante avere l’<strong>intenzione</strong> e la <strong>volontà</strong> di voler attuare un percorso di <strong>crescita evolutiva</strong>, è importante voler attuare un <strong>cambiamento</strong>. Non si può pretendere di superare i momenti di difficoltà sperando che la soluzione sia fuori di noi, sperare che qualcun altro ci possa “<strong>salvare</strong>”, “<strong>rialzarci</strong>” e rimetterci in piedi. È un lavoro che la persona deve compiere in prima persona, <strong>mettendosi in gioco</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Forse, in questo momento della tua vita, ti trovi in una situazione simile o ti sei accorto/a di trovarti in una <strong>difficoltà</strong>. È il momento di cominciare a prenderti <strong>cura di te</strong>, di cercare le tue risorse per <strong>splendere al meglio</strong>. È il momento di metterti in gioco e provare a <strong>sperimentarti</strong>, a metterti a confronto con te stesso/a.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1"><br></span></div><div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Comincia da te, scegli di prenderti cura di te.</strong></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 17:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'ANSIA, UNA MALATTIA SOCIALE]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Spazio_per_Te"><![CDATA[Spazio per Te]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">L’ansia: malattia sociale</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><b>Dott.ssa Picardi Rosa</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Negli ultimi anni, in studio arrivano <strong>adolescenti</strong> e <strong>giovani</strong> che manifestano comportamenti legati all’<strong>ansia</strong>. Durante il colloquio mi raccontano di non riuscire a <strong>dormire</strong>, di avere <strong>nausea</strong>, oppure di avere <strong>pensieri persistenti negativi</strong>. In alcuni casi, riferiscono di avere veri e propri <strong>attacchi di panico</strong> con <strong>tachicardia</strong> o <strong>sensazione di mancanza d’aria</strong>. Facendo alcune ricerche e confrontandomi con qualche collega, mi sono resa conto di quanto siano diffusi i <strong>disturbi legati all’ansia</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>Ma che cosa è l’ansia?</strong><br>L’<strong>ansia</strong> è un'<strong>emozione di base</strong> che comporta uno stato di <strong>attivazione dell’organismo</strong> quando una situazione viene percepita soggettivamente come <strong>pericolosa</strong>. È di fatto una reazione che permette all’uomo di <strong>sopravvivere</strong> perché lo allerta e attiva una risposta di <strong>difesa</strong> rispetto al pericolo, all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga. Questo stato si manifesta anche in una serie di <strong>fenomeni neurovegetativi</strong> come l’aumento della <strong>frequenza del respiro</strong>, del <strong>battito cardiaco</strong> (tachicardia), della <strong>sudorazione</strong>, le <strong>vertigini</strong>, ecc. Tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in <strong>ansia</strong> ha bisogno della massima <strong>energia muscolare</strong> a disposizione, per poter <strong>scappare</strong> o <strong>attaccare</strong> nel modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la <strong>sopravvivenza</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Quando l’<strong>attivazione del sistema di ansia</strong> è <strong>eccessiva</strong>, <strong>ingiustificata</strong> o <strong>sproporzionata</strong> rispetto alle situazioni, però, siamo di fronte a un <strong>disturbo d’ansia</strong>, che può complicare notevolmente la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le più comuni situazioni. Quindi, l’<strong>ansia</strong> non è solo ed esclusivamente un’<strong>emozione negativa</strong>, ma in quanto <strong>emozione umana</strong> che ci ha permesso di <strong>adattarci</strong> e di raggiungere obiettivi significativi per la specie umana, va considerata come elemento importante della nostra vita e, perciò, va <strong>riequilibrata</strong> rispetto alle reali situazioni di pericolo che ogni giorno affrontiamo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Spesso, per attenuarla si ricorre ai <strong>farmaci</strong>, magari omeopatici, tanto che gli <strong>ansiolitici</strong> sono i farmaci più usati a livello mondiale, più degli <strong>antibiotici</strong>. Sostanzialmente, questi farmaci, senza entrare in un territorio che non è di mia competenza, abbattono il livello di “<strong>attivazione eccessiva</strong>”, placando in un certo senso l’<strong>allarmismo</strong> nella persona, creando le condizioni di un comportamento più <strong>calmo</strong> e <strong>tranquillo</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Ho notato che, oltre all’incremento di vendite di <strong>ansiolitici</strong>, sono in aumento anche terapie “<strong>alternative</strong>” legate a una saggezza antica, come: <strong>yoga</strong> e <strong>meditazione</strong>. Ciò significa che c’è una <strong>volontà</strong> e una ricerca alla <strong>calma</strong> e al <strong>rilassamento</strong>, alla <strong>distensione</strong> e all’<strong>equilibrio psicofisico</strong>. Dietro tutto ciò c’è il tentativo, in un certo senso, di <strong>fermarsi</strong>, o meglio di <strong>rallentare i ritmi</strong>, di <strong>prendersi del tempo</strong>, di dire <strong>stop</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">È importante avere la <strong>consapevolezza</strong> che c’è una difficoltà e intervenire in modo da riuscire a <strong>gestire il proprio comportamento</strong>. Non bisogna eliminarla o combatterla, bisogna capire come <strong>gestire la preoccupazione eccessiva</strong> in modo da non essere condizionati o addirittura <strong>paralizzati</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">In studio abbiamo puntato il focus sul <strong>desiderio di stare bene</strong>, mettendosi in gioco, esercitandosi a stare bene ogni giorno. Si tratta di un <strong>esercizio quotidiano</strong>, ogni giorno bisogna fare piccoli passi, valorizzando ogni piccolo <strong>progresso</strong> o <strong>successo</strong>. Il primo passo è la <strong>consapevolezza</strong> che si ha una difficoltà a gestire la propria ansia; successivamente, s’impara a guardarla non con <strong>paura</strong> ma per quello che è: un’<strong>eccessiva attivazione dell’organismo</strong>, per poi <strong>riequilibrare il proprio assetto emozionale</strong>. È questo un percorso lento e graduale che richiede una buona <strong>disponibilità</strong> della persona al desiderio di <strong>stare bene</strong>.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 17:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[DOBBIAMO FARE I COMPITI]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Genitorialit%C3%A0"><![CDATA[Genitorialità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">Dobbiamo fare i compiti?!!! </span></div><div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Dott.ssa Rosa Picardi</strong></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Molti genitori temono il momento dei <strong>compiti</strong>, perché è un momento <strong>conflittuale</strong>, spesso carico di <strong>tensioni</strong> e <strong>frustrazioni</strong> per genitori e figli, tanto da chiedersi il perché dei compiti.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">I <strong>compiti a casa</strong> e lo <strong>studio</strong> hanno un'importanza fondamentale per <strong>fissare</strong>, <strong>ricordare</strong> e <strong>ripetere</strong> i concetti e le informazioni acquisite in classe, stimolando processi <strong>cerebrali</strong> che si attivano proprio nell’esecuzione di questi, importanti per l’<strong>apprendimento</strong>.</span></div><div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Che cos’è l’apprendimento?</strong></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">L'<strong>apprendimento</strong> è la modificazione del <strong>comportamento</strong>, si basa sull'<strong>esperienza</strong>, che dura nel tempo: ovvero io imparo perché mi è stata fornita un’<strong>informazione</strong>, o ho fatto un’<strong>esperienza</strong>, o entrambe, ciò viene assimilato dal <strong>cervello</strong> che lo immagazzina e lo utilizza al bisogno, o quando viene richiesto, modificando il comportamento iniziale. Per questo, l’<strong>esercitarsi</strong> a casa è determinante ai fini di un corretto e duraturo <strong>apprendimento</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Anche per quelli più <strong>volenterosi</strong> e <strong>rigorosi</strong>, spesso il momento diventa di difficile gestione, ancora di più alle scuole medie.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">La prova sono le <strong>mamme disperate</strong> che non sanno come affrontare le situazioni che si presentano facendole collimare con tutte le altre cose che devono fare (parlo delle <strong>mamme</strong> perché di solito sono loro che al pomeriggio affrontano questo duro e arduo ruolo).</span></div><div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Cosa fare?</strong></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Intanto facciamo un piccolo <strong>test</strong>:</span></div><ol><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">A scuola ci va il figlio/la figlia o tu, <strong>genitore</strong>?</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Da figlio, il <strong>genitore</strong> come ha vissuto l’esperienza scuola? E compiti?</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Quali <strong>aspettative</strong> io genitore ho su mio figlio/a?</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Quali sono le mie <strong>ansie</strong> e le mie <strong>paure</strong>?</span></li></ol><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Queste semplici domande possono aiutare il <strong>genitore</strong> a capire qual è la sua posizione rispetto alla situazione <strong>scuola-compiti</strong> del figlio/a.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Dall’<strong>osservazione</strong> noto che:</span></div><ol><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Il <strong>tempo dei compiti</strong> è interminabile;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Non ha mai nulla da fare;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">È necessario chiamare qualcuno per conoscere le <strong>attività</strong> da svolgere;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Sembra non <strong>capire</strong> o non riesce a <strong>studiare</strong>;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Se non ci sono, non inizia neanche;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">In classe ha sempre bisogno di essere <strong>stimolato</strong> a lavorare;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Prendere lo <strong>zaino</strong> e aprire il <strong>diario</strong> è una lotta.</span></li></ol><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Questi sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’approccio degli <strong>alunni</strong>, oltre i quali bisogna valutare se ci sono delle <strong>difficoltà di apprendimento</strong>, con l’aiuto di appositi <strong>specialisti</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Escluse le <strong>difficoltà di apprendimento</strong>, il problema dell’<strong>ora dei compiti</strong> potrebbe essere dovuto a due fattori: <strong>immaturità</strong>, <strong>motivazione</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>Allora????</strong> Il ruolo del <strong>genitore</strong> è qui fondamentale;</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>I divieti</strong>:</span></div><ul><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Non aiutarlo a fare i compiti,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Non stare con lui o lei mentre li esegue,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Deve insegnare a lavorare da solo,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">È assolutamente proibito sostituirsi al figlio/a,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Deve evitare di <strong>criticare</strong> i docenti e il loro operato,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Non sminuire il suo operato con frasi come: “io avrei fatto così” o peggio “io avrei fatto meglio”.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>Ma deve</strong>:</span></div><ul><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Lasciare che si arrangi,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Osservare i suoi tentativi e intervenire in modo <strong>costruttivo</strong> e <strong>propositivo</strong>, perché solo così sarà in grado di organizzare il tempo e rispettare le consegne,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Dargli <strong>fiducia</strong>,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Sostenere i suoi <strong>sforzi</strong> e promuovere il suo <strong>valore</strong>,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Alimentare l’obbiettivo della <strong>soddisfazione</strong> più che il voto.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Mi rendo conto che non è una strada facile e i <strong>genitori</strong> devono <strong>esercitarsi</strong>, per questo è una sana cosa farlo fin dai primi giorni di scuola e non aspettare in quinta o peggio in prima media che avvenga il <strong>miracolo</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Sostanzialmente i nostri figli devono capire e prendere coscienza che <strong>apprendere</strong> è nutrimento per la <strong>mente</strong> e l’<strong>anima</strong>, questo è ciò che dobbiamo trasmettere con tutto noi stessi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">“<strong>Non dare un pesce ad un affamato, ma forniscilo di un amo da pesca; se gli dai un pesce, mangerà per un giorno, se gli fornisci un amo, mangerà tutti i giorni</strong>”.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 16:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'AUTOSTIMA]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Spazio_per_Te"><![CDATA[Spazio per Te]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">L’AUTOSTIMA LO SGUARDO CORRETTO SU DI SE'.</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>Dott.ssa Picardi Rosa</strong></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>Partiamo con il capire: cos’è autostima?</strong> L'<strong>autostima</strong>, secondo il vocabolario della lingua italiana, è composto da <strong>auto</strong> e <strong>stima</strong>, vuol dire dare un valore a sé; è ciò il processo <strong>soggettivo</strong> e <strong>duraturo</strong> che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l'<strong>auto-approvazione</strong> del proprio <strong>valore personale</strong>, fondato su <strong>auto-percezioni</strong>. Per cui un soggetto ha <strong>autostima</strong> quando approva se stesso, le cose che fa e che percepisce di sé.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><strong>William James</strong>, psicologo (1890/1983), definisce l'<strong>autostima</strong> come rapporto tra <strong>sé percepito</strong> e <strong>sé ideale</strong>; il primo è la considerazione che un individuo elabora su di sé, in base alle caratteristiche che, dal suo punto di vista, sono presenti o assenti all'interno della sua vita, il <strong>sé ideale</strong> è invece l'idea di come vorrebbe essere. In sostanza, l’<strong>autostima</strong> è il processo che la persona fa quando guarda se stessa, si conosce e si dà un valore in base a ciò che vede e sa fare, rispetto a se stessa e agli altri. È quindi colui o colei che si vuole bene e che si prende cura di sé, considerando tutti gli aspetti della propria esistenza, considerando l’infinito mondo che ha dentro. Non ci si può dare un valore se non ci si conosce, se non si entra in una relazione intima con se stessi, considerando tutto di sé e non solo una parte. Mi spiego meglio: io sono una donna, una moglie, una madre, una professionista, una figlia, una sorella, una massaia, un’amica; quando guardo me stessa, sono chiamata a vedere tutto di me, tutti i ruoli che ricopro, tutte le funzioni che svolgo, non solo una parte o solo una di queste, come spesso capita. Ciò vuol dire che non posso avere una giusta percezione di me se guardo solo l’aspetto di massaia, essendo una pessima cuoca. Inoltre, devo tener conto delle mie capacità di gestire i diversi mondi e le diverse relazioni che sono chiamata ad affrontare in ogni momento della giornata.</span></div><div><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Per cominciare deve essere chiaro questo:</strong></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">“<strong>Tu sei una persona unica e infinita che non può limitarsi a piegarsi su un unico aspetto del suo vivere</strong>”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Detto questo, <strong>perché è un processo?</strong> Per il semplice fatto che siamo in continua <strong>evoluzione</strong>, non siamo stabili, fermi, ma anzi ogni giorno sempre <strong>nuovi</strong> e <strong>diversi</strong>, in <strong>divenire</strong>, non solo con noi stessi ma anche in relazione con gli altri.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Per cui l’<strong>autostima</strong> vuol dire:</span></div><ul><li><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">fiducia in sé</strong></li><li><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">affermazione di sé</strong></li><li><strong class="fs14lh1-5 cf2 ff1">percezione di sé</strong></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">come l’<strong>io</strong> vorrebbe essere</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">come l’<strong>io</strong> è realmente.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Molti hanno difficoltà nel dare il giusto <strong>valore</strong> a se stessi, ovvero non hanno <strong>stima di sé</strong>; tale difficoltà non è solo degli adolescenti, ma anche di molti adulti che si fanno travolgere dai <strong>pregiudizi</strong>, dai pochi aspetti della loro vita, non sempre positivi, che li condizionano e spesso li rendono schiavi, perché incapaci di scegliere, di essere liberi e felici. Infatti, l’<strong>autostima</strong> è un processo di <strong>crescita</strong> che conduce alla <strong>felicità</strong> e all’<strong>autonomia</strong>. Ognuno di noi è il risultato del proprio <strong>temperamento</strong>, delle proprie <strong>abilità</strong> per se stesso e per effetto del gruppo nel quale siamo inseriti: la <strong>scuola</strong>, il <strong>lavoro</strong>, la <strong>società</strong>. Spesso però ci lasciamo condizionare dall’<strong>immagine</strong> che gli altri hanno di noi o che si sono costruiti o che hanno idealizzato (irreale), da dimenticare chi siamo realmente ma soprattutto cosa vogliamo. Ciò porta inevitabilmente a una condizione di <strong>sofferenza</strong> nata dalla <strong>frustrazione</strong> del non riconoscersi.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Negli ultimi anni mi sono occupata spesso di persone, di adulti appunto, con <strong>crisi di identità</strong> perché non in grado di volersi bene e di prendersi cura di sé, schiacciati spesso da <strong>regole comportamentali</strong> di una <strong>società</strong> che impone <strong>cliché</strong> che si scontrano con i <strong>bisogni</strong> e le <strong>necessità</strong> di un individuo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Un <strong>percorso di autostima</strong> comincia con lo spogliarsi dai <strong>pregiudizi</strong> e partire dai propri <strong>bisogni</strong> e le proprie <strong>necessità</strong>. I <strong>bisogni</strong> e le <strong>necessità</strong> non sono la stessa cosa, anche se spesso si identificano. Il <strong>bisogno</strong> è rispetto a un oggetto e muove la persona a compiere azioni per raggiungerlo, la <strong>necessità</strong> è ciò di cui necessita la persona per vivere e per esistere.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">“<strong>È necessario nutrirsi per vivere, è un bisogno mangiare un panino</strong>.”</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Aug 2024 16:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A COSA SERVONO LE REGOLE? (Pt.2)]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Le_regole"><![CDATA[Le regole]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">A COSA SERVONO LE REGOLE?</span></div><div><b class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">(PARTE II)</span></b></div><div><span class="cf2"><b class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5 ff1">Dott.ssa Rosa Picardi</span></b><br></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">La questione delle</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">regole</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">non interessa, dunque solo i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">minori</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, ma anche noi</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">adulti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. È da qui che bisogna partire, perché i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bambini</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">ragazzi</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">osservano e imitano il nostro</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">comportamento</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">anche quando noi non diciamo nulla. Proviamo a riflettere su come noi viviamo i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">limiti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, le regole. Pensiamo a come reagiamo quando qualcuno non le rispetta, o quando noi non le rispettiamo.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Quanti di voi si sono trovati nella spiacevole situazione di essere</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">scavalcati</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">perché qualcuno non rispetta le regole? Come vi siete sentiti? Cosa avete pensato?</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Alcune ipotesi:</span></div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">che maleducato;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">si crede furbo;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">il mondo è di chi se lo prende;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">non siamo tutti uguali, c’è chi può e chi no.</span></li></ul></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">In queste circostanze si vive una sorta di</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">mortificazione</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, si abbassa la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">stima</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">fiducia</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">in noi stessi e nel prossimo.</span></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Cambiamo punto di vista:</span></div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">io non sono come lui perché mi rispetto e rispetto gli altri;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">io mi comporto bene perché lo ritengo giusto;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">sono soddisfatto di me per come mi comporto bene nonostante tutto.</span></li></ul></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Basta poco per non compromettere la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">stima</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">fiducia</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">in ciò che siamo e nei</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">valori</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">in cui crediamo. Partiamo da: Le</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">regole</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">sono un</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bisogno</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">per il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bene comune</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. (parte prima)</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Il nocciolo della questione è questo: rispettare le</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">regole</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">per il proprio bene e quello della</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">comunità</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">in cui sono inserito, la consapevolezza del</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bene</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e del</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">male</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. Nelle varie scuole le insegnanti lamentano spesso che nelle nuove generazioni sia maggiore la difficoltà a stabilire un buon</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">clima didattico</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">fatto di:</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">ascolto</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">,</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">attenzione</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, ritenendo che il problema sia dato dall’</span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">incapacità</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">nel rispettare regole dello stare insieme, non sono educati allo stare insieme e al rispettarsi. Ciò è quanto ho verificato io stessa nell’attuazione di</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">progetti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">proprio per la scuola primaria. I</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bambini</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">sono incapaci o mostrano grandi difficoltà nel</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">relazionarsi</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">ai</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">coetanei</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e alle</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">figure adulte</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">(le docenti) in maniera sana. Questo non significa che dobbiamo indottrinarli al</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">buonismo</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">: ci dobbiamo voler bene tutti, no assolutamente no, li educheremo a fingere e a soffocare i propri sentimenti. È necessario educarli al</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">rispetto</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, alla</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">cooperazione</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e allo</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">stare insieme</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. Per fare questo sono necessarie delle regole condivise. Non basta, come qualcuno pensa, appendere in classe il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">decalogo</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">delle regole, è necessario stabilire una rete di rispetto che coinvolge: la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">famiglia</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">scuola</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, l’</span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">oratorio</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">gruppo sportivo</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, tutti devono sentirsi coinvolti e devono sentire questa</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">responsabilità</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Partiamo da noi</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">adulti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. Partiamo dalle piccole cose:</span></span></div><div><ul><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">usare il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">sediolino</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">in macchina per i più piccoli;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">non lasciar sedere sul sedile anteriore i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">bambini</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">non si fanno i compiti dei propri</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">figli</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">andare a letto</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">presto</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">(stabilire un'ora e rispettarla);</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">dare dei tempi per il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">gioco</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">compiti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">tv</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">o giochi elettronici;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">non parcheggiare in</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">doppia fila</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">non incitare i figli ad</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">aggredire</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">i propri avversari durante la partita;</span></span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">non usare oggetti che non ci appartengono senza chiedere;</span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">lavarsi le mani prima di sedersi a</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">tavola</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">accendere la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">tv</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">solo dopo aver finito i compiti;</span></span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">ecc. ...</span></li></ul></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Educhiamo a:</span></div><div><ul><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">chiedere per favore;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">dire grazie, scusa;</span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">riordinare la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">camera</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">preparare lo</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">zaino</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">fare i compiti in</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">autonomia</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">;</span></span></li><li><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">ecc. ...</span></li></ul></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Sì! Cominciate da queste cose così</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">banali</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e vi accorgerete che i vostri figli impareranno il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">valore</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">delle regole, perché saranno nutriti dalla</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">responsabilità</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">e dal</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">buon senso</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, avranno la consapevolezza che fare la cosa giusta è un bene, un bisogno. Altrimenti impareranno che le regole non hanno valore, che è lecito</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">imbrogliare</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, che si possono ottenere le cose senza fare fatica.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Molto spesso i</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">genitori</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">mi dicono che è difficile mandare i figli a</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">letto</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">la sera, io chiedo: Perché? Cosa succede al momento dell’addormentamento? Cosa fanno dopo cena?</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Spesso i genitori entrano in</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">crisi</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, la</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">stanchezza</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">della giornata prevale, così come le faccende, e dedicano poco tempo al momento dell’addormentamento. Anche i bambini sono stanchi ma non dobbiamo aspettare che cadano sfiniti sul divano alle 22:00 per poi portarli al letto, bisogna dare loro un</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">limite</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, creare le condizioni perché il limite sia assimilato, condiviso e rispettato.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">Personalmente riesco ad essere attiva fino alle 21:30 come mamma, per cui fin dalla prima infanzia ho stabilito il limite alle 21:00, per cui alle 20:45 comincia il</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">rituale</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">dell’addormentamento: lavarsi e riporsi a letto, leggere una fiaba, raccontarsi della giornata, fare le preghiere, spegnere le luci. Ovviamente i bambini vanno su e giù dal letto per bere, per il bagno, perché vogliono le coccole, ci sta, devono abituarsi, poi intorno alle 21:15 circa dormono. Questo è solo uno dei tanti esempi, valido dai 3-4 anni fino ai 10-11 anni poi le cose cambiano, perché cambiano loro.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">È importante capire che le</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">regole</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">sono dei</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">limiti</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">come gli</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">argini</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">di un fiume, che devono contenere e proteggere, mi piace questa similitudine, perché a seconda dell’acqua che scorre nel fiume gli argini sono più o meno alti.</span></span></div><div><span class="cf2"><span class="fs14lh1-5 ff1">E i vostri figli che</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">fiume</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">sono? Di che</span><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><strong><span class="fs14lh1-5 ff1">argini</span></strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> </span><span class="fs14lh1-5 ff1">hanno bisogno?</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 15:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A COSA SERVONO LE REGOLE? (pt.1)]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Le_regole"><![CDATA[Le regole]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div class="imHeading1 imTACenter"><span class="cf1">A COSA SERVONO LE REGOLE?</span></div><div><span class="cf2"><strong class="fs14lh1-5 ff1">(Parte I)</strong><br><span class="fs10lh1-5 ff1"><b>Dott.ssa Rosa Picardi</b></span></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Perché per vivere insieme con gli altri è importante avere e seguire delle <strong>regole</strong>? La <strong>storia</strong> ce lo insegna: gli uomini <strong>primitivi</strong>, per garantire la loro <strong>sopravvivenza</strong>, si organizzarono in piccole <strong>comunità</strong>, <strong>tribù</strong>, <strong>clan</strong>. Si resero conto che stando insieme e collaborando, le cose andavano meglio. Ognuno doveva avere un <strong>ruolo</strong> e un <strong>compito</strong> ben preciso, che fosse per la <strong>caccia</strong>, per la <strong>coltivazione</strong>, o per altri compiti necessari al benessere della comunità. Le <strong>regole</strong>, quindi, servono a stabilire <strong>relazioni</strong> corrette, adeguate, e condivise per la propria e altrui <strong>sopravvivenza</strong>. Sono un <strong>bisogno</strong> per il bene dell’uomo.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Con il passare del tempo, gli uomini sentirono l’esigenza di strutturare meglio il loro stare insieme. Le prime <strong>civiltà</strong>, come gli <strong>Assiri</strong>, i <strong>Babilonesi</strong> e gli <strong>Egiziani</strong>, si diedero delle <strong>regole</strong> chiamate <strong>leggi</strong>, prima orali e poi scritte. Un esempio è il <strong>Codice di Hammurabi</strong>. È come se lo stare insieme presupponesse una serie di <strong>norme</strong> che tutti devono rispettare per il funzionamento della <strong>città</strong> e per la <strong>sopravvivenza</strong> di tutti. Se partiamo da questo punto di vista, è chiaro che le <strong>regole</strong> e le <strong>leggi</strong> di uno <strong>stato</strong> sono indispensabili. Sono addirittura un’esigenza, un <strong>bisogno</strong> per se stessi e per il gruppo di appartenenza. Perciò, è necessario rispettarle e tutelarle.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">È ovvio che la <strong>famiglia</strong>, così come la <strong>classe</strong>, per la propria <strong>sopravvivenza</strong> e quella di ogni singolo membro, necessita di <strong>regole</strong>. Queste devono essere chiare, realizzabili, e soggette a verifiche e cambiamenti a seconda della crescita e delle necessità di ogni singolo membro. È improbabile che un <strong>gruppo</strong>, sia esso un <strong>nucleo familiare</strong>, una <strong>classe</strong>, un <strong>gruppo sportivo</strong> o qualsiasi aggregazione di persone, possa vivere e funzionare senza <strong>regole</strong>. Per cui, le <strong>regole</strong> non vanno viste solo come <strong>divieti</strong> (anche se spesso lo sono) ma come <strong>occasioni</strong> per stare bene individualmente e insieme.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Difficoltà nel Rispettare le Regole</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Spesso nelle <strong>classi</strong> in cui lavoro e nel confronto con <strong>docenti</strong> e <strong>genitori</strong>, mi rendo conto delle difficoltà che i <strong>minori</strong> hanno nel rispettare le <strong>regole</strong>. Molti non le riconoscono, non le accettano, e faticano fortemente nel rispettarle, o addirittura si rifiutano, creando seri problemi di <strong>relazione</strong> che spesso incidono sul clima d’<strong>apprendimento</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs18lh1-5 cf2 ff1"><b>Di chi è la colpa?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Non per essere diplomatica, ma non c’è una <strong>colpa</strong> specifica. Ci sono una serie di scelte <strong>socio-culturali</strong> che incidono notevolmente: l’<strong>assetto familiare</strong> degli <strong>alunni</strong>, dei <strong>genitori</strong> e degli <strong>insegnanti</strong>. Bisogna capire cosa è per ognuno “la <strong>regola</strong>”, perché esiste e a cosa serve. Solo partendo da questa semplice riflessione possiamo comprendere perché un <strong>alunno</strong> non rispetta le <strong>regole</strong> della <strong>classe</strong>. Tanto è dato dal <strong>contesto sociale</strong>, <strong>culturale</strong>, <strong>religioso</strong>, <strong>etnico</strong>, <strong>economico</strong> in cui ognuno di noi vive. Ognuno di noi porta con sé un patrimonio non solo genetico, ma anche di conoscenze e di <strong>esperienze</strong> che riguardano almeno tre <strong>generazioni</strong>: la propria, quella dei propri <strong>genitori</strong> e dei <strong>nonni</strong>. Si capisce quindi che se un <strong>alunno</strong> non rispetta le <strong>regole</strong> non è solo “colpa” sua, ma di tutta una serie di <strong>elementi</strong> che si mettono in gioco in ogni singolo <strong>atto comportamentale</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs18lh1-5 cf2 ff1"><b>Riflettere sulle Regole</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">La questione delle <strong>regole</strong> è molto importante. Ritengo che sia necessario, nell’ambito dell’<strong>educazione</strong>, spendere tempo per favorire una <strong>riflessione</strong> continua e consapevole. Mi rendo conto che è un tema spinoso, soggetto a critiche e cambiamenti. Proprio per questo, spesso diventa difficile l’<strong>applicazione</strong> e il <strong>rispetto</strong> delle <strong>regole</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs18lh1-5 cf2 ff1"><b>Esempi Concreti</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Un giorno qualunque all’uscita da scuola (primaria)</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">La maestra accompagna la <strong>classe</strong> fuori dopo il suono della campana della fine delle lezioni. Tutti i <strong>genitori</strong> si avvicinano e prelevano i propri <strong>figli</strong>. La maestra ha accanto a sé un <strong>alunno</strong>. Quando arriva il papà, lei racconta che in <strong>classe</strong> il figlio ha combinato un po’ di guai, rischiando di fare male a un <strong>compagno</strong>. Aggiunge che lo ha punito con una <strong>nota</strong> e un <strong>rimprovero</strong> che sembrano caduti nel vuoto. Il padre non dice nulla, ma mentre si allontanano dice al <strong>figlio</strong>: “Non dare retta a quella là”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Durante un compito in classe (secondaria di primo grado)</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Mentre la <strong>classe</strong> esegue la <strong>verifica</strong>, uno degli <strong>alunni</strong> si addormenta disturbando i <strong>compagni</strong>. Il <strong>docente</strong> cerca di svegliarlo ma senza successo. Allora chiama al telefono la <strong>madre</strong>, che dice: “Non è un problema mio”.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Durante i colloqui (secondaria di primo grado)</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">La <strong>docente</strong> dice alla <strong>madre</strong> di un <strong>alunno</strong> che, dopo una serie di <strong>note disciplinari</strong>, il ragazzo manca di rispetto e risponde male, dicendo: “Sì, mettimi la nota, non me ne frega niente, tanto mi promuovete lo stesso”. La <strong>madre</strong>, irritata, afferma che la <strong>docente</strong> non è in grado di farsi rispettare.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Durante l’attività di motoria in palestra (primaria)</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">La <strong>maestra</strong> porta gli <strong>alunni</strong> in <strong>palestra</strong>. Già per le scale, nonostante le raccomandazioni, i <strong>bambini</strong> si spingono e si agitano. Durante la spiegazione di un <strong>esercizio</strong>, uno dei <strong>bambini</strong> non ascolta e continua a spingere i <strong>compagni</strong>. La <strong>maestra</strong> lo sposta per evitare conseguenze. Durante l’<strong>attività</strong>, il <strong>bambino</strong> inizia a correre facendo ciò che vuole. La <strong>maestra</strong> gli rispiega l’<strong>esercizio</strong> e lui, arrabbiato, dice: “Ma io voglio correre, non mi piace quello che vuoi farmi fare, voglio fare quello che voglio”. Poi scappa e la <strong>maestra</strong> è costretta a inseguirlo su per le scale.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><br></span></div><div><span class="fs18lh1-5 cf2 ff1"><b>Riflessioni</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Questi sono solo alcuni degli episodi che accadono quotidianamente nelle <strong>scuole</strong>, dove è sempre più difficile la <strong>relazione</strong>.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Secondo voi è solo colpa dell’<strong>alunno</strong>? È solo responsabilità degli <strong>insegnanti</strong>? Sono loro che non sanno più fare il loro lavoro? È colpa dei <strong>genitori</strong>?</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">Vi ricordo che fino a circa <strong>30 anni fa’</strong> esistevano le <strong>punizioni corporali</strong>, le <strong>bocciature</strong> erano molto frequenti alle <strong>elementari</strong>, erano poche le <strong>mamme</strong> che lavoravano, c’erano pochi <strong>stranieri</strong> (quindi poco confronto tra diverse <strong>etnie</strong>), al sabato e alla domenica erano pochi i <strong>genitori</strong> costretti a lavorare e i <strong>precari</strong> nella <strong>scuola</strong> erano molto meno.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1"><b>Cosa c’entra?</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 cf2 ff1">C’entra perché l’<strong>assetto socio-culturale</strong> è cambiato. È tutto <strong>labile</strong>, tutto <strong>incerto</strong> e i <strong>valori</strong> si sono persi, le <strong>regole</strong> non hanno più lo stesso <strong>peso</strong>. <strong>Tutto</strong> è permesso. Sicuramente le <strong>punizioni corporali</strong> erano un eccesso che andava eliminato, ma forse abbiamo ottenuto troppo <strong>lassismo</strong>, forse permettiamo troppo.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 14:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ESSERE GENITORI]]></title>
			<author><![CDATA[Picardi Rosa]]></author>
			<category domain="https://www.rosapicardi.it/blog/index.php?category=Genitorialit%C3%A0"><![CDATA[Genitorialità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000004"><div class="imHeading1 imTACenter">Essere Genitori</div><div class="imHeading6 imTACenter">Adeguarsi ai cambiamenti</div><div><br></div><div><div><span class="fs18lh1-5 ff1"><b>Premessa</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Diventare </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">genitore</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> è un evento che determina un cambiamento decisivo e continuo nella vita di ogni individuo. L’arrivo di un </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">figlio</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> rende un genitore tale, è un evento che </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">trasforma</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> inevitabilmente la persona, che continuerà a condizionare e a determinare altri mutamenti. Perché prendersi cura di un figlio implica cambiare gli </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">orari</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> dei pasti, di quando si dorme e delle ore di sonno, spesso si è costretti a cambiare </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">orari lavorativi</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> o addirittura lavoro. I cambiamenti non sono solo </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">“logistici”</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e organizzativi, ma anche </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">emotivi-relazionali</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, che sono spesso i più difficili e sottili da riconoscere.
Nelle diverse fasi della vita di un figlio, i genitori sono chiamati ad accompagnarli e a sostenerli, ad </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">intervenire</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e ad osservare a seconda delle diverse situazioni, ed è proprio questa la parte più complessa perché chiamati a fare i conti con l’aspetto </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">emotivo</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, che inevitabilmente risuona con i nostri vissuti.
Ho conosciuto molti genitori nella mia attività alcuni dei quali mettevano troppo in discussione le loro scelte, altri che ponevano poca attenzione ai piccoli segnali dei loro figli, altri ancora che con fatica cercavano la loro strada per essere dei buoni </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">educatori</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">. Sicuramente non esiste la </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">ricetta perfetta</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, è importante mettersi in gioco. L’obiettivo ultimo dell’azione </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">educativa</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> di un genitore dovrebbe porre le basi nello stimolare e sviluppare le </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">abilità</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e capacità di ogni figlio, secondo le caratteristiche individuali, in modo che siano capaci di vivere la loro vita in modo </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">autonomo</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">indipendente</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">soddisfacente</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">“ I vostri figli non sono figli vostri, sono figli e figlie della forza stessa della vita… dimorano con voi, ma non vi appartengono. Potete dare loro il vostro <strong>amore</strong>, ma non le vostre idee, perché essi hanno le loro…potete sforzarvi di tenere il passo ma non saranno simili a voi…
Voi siete l’arco dal quale, come <strong>frecce vive</strong>, i vostri figli sono lanciati in avanti”
<strong>Khalil Gibran</strong></span></div><div><span class="fs18lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div><span class="fs18lh1-5 ff1"><b>Parte prima</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Genitori si diventa, si <strong>impara</strong>, ci si <strong>sperimenta</strong> e ci si <strong>modifica</strong>, di volta in volta, non esiste la modalità perfetta, ovvero quella giusta per tutto, per tutti i figli, per tutte le circostanze, perché l’essere umano si modifica continuamente. Sicuramente il genitore può fare ciò che può con le <strong>capacità</strong> e le <strong>possibilità</strong> che ha in suo possesso.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">I continui cambiamenti spesso <strong>disorientano</strong> e non è facile, spesso si è frastornati e perplessi rispetto alle diverse esigenze dei figli. Una delle difficoltà è la gestione dell’<strong>autonomia</strong>, la capacità di lasciarli fare da soli in modo adeguato e adatto all’età e alle abilità. La giusta autonomia riconosce di volta in volta cosa mio figlio può fare da solo e cosa no, dando un adeguato e giusto carico di difficoltà e possibilità di riuscire.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">"L’adulto deve dare e fare quel tanto che è necessario affinché il bambino possa utilmente <strong>agire da solo</strong>: se fa meno del necessario, il bambino non può agire utilmente; se l’adulto fa più del necessario, e perciò si impone o si sostituisce al bambino, spegne i suoi impulsi fattivi".
<strong>Maria Montessori</strong>
Per il genitore si tratta di <strong>osservare</strong> il proprio figlio, di lasciarlo fare, di non sostituirsi a lui, ma di fargli comunque sentire la propria presenza. È un gioco di <strong>equilibri emozionali</strong> e relazionali tra me come genitore e lui/lei come figlio/a.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Ma praticamente!</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Vi faccio alcuni esempi</span></div><ul><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Si può lasciare che un bambino di 2/3 anni <strong>mangi</strong> con il cucchiaio e <strong>beva</strong> dal bicchiere, di non usare il ciuccio e il pannolino;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Si può lasciare che a 7-8 anni si allacci le scarpe da solo, prepari da solo lo zaino;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Si può lasciare che a 8-9 prepari e svuoti il suo borsone per lo sport, di occuparsi della propria <strong>igiene</strong> (fare la doccia, lavarsi i denti e vestirsi da solo);</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Non si può lasciare che a 9-11 anni un ragazzino guardi la <strong>t.v.</strong> o guardi video da <strong>Youtube</strong> fino a tarda sera (anche oltre le 24) senza il controllo e il filtro di un adulto;</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Non si può gestire lo <strong>spazio compiti</strong> e studio di un ragazzino di 13 anni, deve saperlo fare da solo.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Da questi piccoli esempi si capisce che - il fare da solo - non significa fare quello che vogliono in qualsiasi momento, anzi è muoversi entro certi <strong>confini</strong>. I limiti e i confini determinano il diametro entro il quale i figli possono muoversi, per <strong>sperimentarsi</strong> e mettersi alla prova, esprimersi, raccontarsi, protestare e manifestare il loro disappunto. Infatti hanno il diritto di <strong>protestare</strong>, di arrabbiarsi e di scontrarsi con noi e le nostre decisioni, ma ciò non deve spaventare, bisogna rimanere saldi e ricordare; che può anche sbattere la porta per manifestare il suo -no-, ma come genitore gli ricordo che non deve mancarmi di rispetto, quindi aprite la porta, riconoscetegli la sua <strong>rabbia</strong> – so che sei arrabbiato – e <strong>dialogate</strong> con lui/lei. Sembrerà che non ascoltino, non importa voi rimanete lì, state anche in silenzio ma rimanete lì, in questo modo alimentate il <strong>legame</strong> che avete.
Molti genitori sono spaventati nel dare la giusta autonomia perché faticano a lasciarli sbagliare o non riescono a vederli <strong>soffrire</strong> nel non riuscire, in realtà quando sbagliano e commettono errori stanno imparando molto su se stessi, sulle loro possibilità, stanno costruendo la loro <strong>autostima</strong>.</span></div><div><span class="fs18lh1-5 ff1"><b><br></b></span></div><div><span class="fs18lh1-5 ff1"><b>Parte seconda</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">I genitori non sono perfetti e non è chiesto loro di esserlo, un genitore che punta alla </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">perfezione</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> chiede a se stesso troppo, sicuramente è importante che faccia quanto è nelle sue possibilità e che abbia ben chiaro un </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">progetto educativo</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> per il figlio. Ogni genitore deve avere come obiettivo la cura dei propri figli, deve avere la responsabilità di crescerli e sostenerli in modo che siano a loro volta degli </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">adulti responsabili</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e affidabili, delle persone che vivano una vita felice, che credano in se stessi. Avere degli ideali troppo alti è controproducente si corre il rischio di dare origine a enormi </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">aspettative</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> che spesso i figli avvertono e non riescono a soddisfare e perciò vivono in una situazione di frustrazione.
Prendersi cura e sostenere un figlio vuol dire avere chiari i </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">limiti</strong><span class="fs14lh1-5 ff1">, vuol dire dare delle </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">regole</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> e adeguare questi limiti e le regole a seconda delle possibilità dei figli e della loro età. Fare il genitore vuol dire modificarsi ai continui cambiamenti di crescita, di bisogni, tenendo conto anche di quelli della società. Una delle cose che deve essere chiaro per assolvere al compito genitoriale è la </span><strong class="fs14lh1-5 ff1">consapevolezza</strong><span class="fs14lh1-5 ff1"> del proprio agire.</span></div><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Mio figlio non mi appartiene e non ne dispongo a mio piacimento</span></div><ul><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Non è nato per compiacermi o per una rivalsa o per essere la mia compagnia o il mio amico</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Non è un mio prolungamento,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">Non è la cosa più importante della mia vita, non è il centro della mia esistenza, è una persona di cui devo prendermi cura e che ha bisogno di crescere e di vivere le sue esperienze,</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">È una persona diversa da me e che ha il diritto di avere dei suoi obiettivi</span></li><li><span class="fs14lh1-5 ff1">È una persona diversa da me, anche se si ha in comune il patrimonio genetico.</span></li></ul><div><span class="fs14lh1-5 ff1">Il compito è offrire loro tutte le <strong>opportunità positive</strong> affinché costruiscano il loro sentiero, la propria vita, non solo è importante essere una rete di <strong>protezione</strong> qualora fallissero, dobbiamo essere loro punto di partenza non l’obiettivo a cui tendere. Il genitore è educatore, colui che educa: <strong>e-ducere</strong> (tirare fuori) ovvero aiutare il proprio figlio a far emergere le sue capacità e abilità, aiutarlo a realizzare se stesso così come è meglio per lui, sostenerlo mentre affronta le sfide della vita. Capire ciò che lui o lei è in grado di poter fare e sollecitare affinché lo realizzi da solo.
A scuola, ad esempio, è importante il <strong>confine</strong> tra ciò che compete me genitore, ciò che compete mio figlio e ciò che compete gli insegnanti, ognuno ha una parte importante, ma è fondamentale essere consapevoli del fatto che è mio figlio che frequenta la scuola e che è una sua <strong>responsabilità</strong> la gestione del materiale, dei compiti e la sua attenzione in classe. Io come genitore lo aiuto e/o gli ricordo di preparare lo zaino, non lo faccio al suo posto, controllo con lui i compiti o le attività svolte o da svolgere, mi può chiamare se non riesce e può chiedere aiuto, non lo faccio se non lo chiede.
Spesso i genitori nel sostenere i figli nei compiti si siedono accanto a loro e li svolgono insieme, spessissimo prima li eseguono i genitori e poi i figli copiano, non va bene, perché cosa si insegna quando si agisce così? Non si sostengono. Al contrario si comunica – tu non sei capace, facciamo insieme così sono sicuro che tu non sbagli, faccio io e poi tu copi, perché io sono bravo e tu no-. Purtroppo è questo il messaggio. Come se sbagliare fosse inammissibile, non può esserci l’errore. Perché non si può sbagliare, perché non ci può essere l’errore. Come sé l’errore fosse solo un <strong>fallimento</strong> e non un’opportunità. Si possono commettere errori, si può sbagliare, si può fallire. Se il bambino non sbaglia struttura dentro di se un’immagine che non contempla l’errore, che non può sbagliare, di assenza di fallimento, quindi di perfezione. Perfezione a cui è chiamato. Come se per raggiungere un obiettivo non si possono commettere errori spingendoli ad essere sempre i migliori, non solo ma si alimenta l’idea che lui non è capace e che avrà sempre bisogno di qualcuno che lo aiuti. Creando <strong>disistima</strong> e non <strong>autostima</strong>. Non è l’errore che mina la stima di un bambino o un ragazzo il non essere capace di accettare l’errore e di superarlo con le proprie abilità. È più importante l’accompagnarlo e osservarlo, non che vada a scuola con il compito giusto ma eseguito dal genitore, perché in classe difronte ad una prova o un lavoro richiesto dal docente sarà lì da solo. Quando c’è l’errore ne parliamo, osserviamo la sua reazione e il suo atteggiamento rispetto a quello sbaglio, e siamo lì per dire – si hai sbagliato, ora come puoi fare per risolvere, per andare avanti. Se il compito è sbagliato o ci sono delle difficoltà, queste possono diventare occasioni per creare un <strong>dialogo</strong> aperto, non un’occasione per additare all'incapacità o all'inadeguatezza di qualcuno.</span></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Jul 2024 13:57:00 GMT</pubDate>
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